Cosa serve oggi ai giornalisti agroalimentari

L’intervento di Tiziana Briguglio, a nome di ARGA Lazio, al Corso di formazione del CREA su “Agroalimentare post-pandemia: glossario per la ripartenza”

Si è svolto oggi a Roma un corso di formazione per giornalisti organizzato dal CREA dal titolo: “Agroalimentare post-pandemia: glossario per la ripartenza”. Obiettivo del corso, il primo di una serie, fornire ai giornalisti gli strumenti più idonei per leggere una ricerca sui temi dei sistemi agroalimentari, avere padronanza di base dei linguaggi specifici e dei glossari dei termini scientifici riferiti all’agricoltura, all’ambiente e all’alimentazione, così da poter andare oltre i luoghi comuni e contribuire alla lotta alle notizie false e devianti. Il corso prevedeva l’intervento di un esponente di ARGA Lazio e, in rappresentanza del Presidente – impossibilitato a partecipare a causa di altri importanti impegni riguardanti la categoria – è stata la Coordinatrice per il basso Lazio. Tiziana Briguglio, a svolgere una interessante relazione sul tema “Cosa serve oggi ai giornalisti agroalimentari”, di cui riportiamo il testo.

NB – A fondo pagina i link alle slides di alcuni degli altri interventi.

Buongiorno a tutti e grazie per il cortese invito. Un saluto e un ringraziamento anche da parte del presidente dell’Arga  Lazio, Roberto Ambrogi

Cosa sono le Arga? Sono le Associazioni Regionali dei Giornalisti che si occupano di Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Energia rinnovabile. Tutte fanno capo alla UNAGA, l’Unione nazionale delle ARGA, che è un Gruppo di specializzazione del sindacato dei giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Tra i nostri compiti anche quello di formare, di indirizzare nuovi professionisti della comunicazione, perché siano in grado sempre più di comprendere le diverse sfaccettature del settore. In questo dobbiamo veramente ringraziare il Crea che ci è sempre di grande aiuto non solo nel far comprendere parole “nuove” e poco chiare ai giornalisti, ma anche temi importantissimi come la genomica, l’ottimizzazione delle risorse acquifere (acque irrigue) e la valorizzazione delle colture (una per tutte: il “Torpedino”, a me molto caro).

Se volessimo essere polemici diremmo che quello che serve oggi ai giornalisti è soprattutto…un nuovo contratto, adeguato ai cambiamenti avvenuti nel mondo dell’informazione; un’identità chiara, che li identifichi e li distingua facilmente da blogger e influencer, soprattutto per l’obbligo deontologico di verificare sempre le notizie, avere la certezza delle fonti; una remunerazione in linea con il mercato del lavoro e non con una patetica questua; insomma, un Sindacato che tuteli realmente i suoi iscritti e un Ordine che riconosca le nuove tipologie professionali… ma siccome così non è….  

Diciamo che parlare di alimentazione al pubblico è una responsabilità e i giornalisti hanno un’etica e un codice deontologico che rappresenta comunque una tutela per il lettore.

La fragilità nella comunicazione agroalimentare, causata da un surplus di notizie che tutti sentono il diritto di dover dare senza alcun filtro, di fatto destabilizza e può condizionare un gran numero di persone.

Le parole esprimono concetti, e nel nostro settore le parole sono importanti: quando parliamo di enogastronomia, parliamo del cibo, di uno dei bisogni primari dell’uomo (purtroppo ancora carente in varie parti del mondo), del tipo di alimentazione più adatto alla salute umana.

Ma parliamo anche, guardando a quest’ultimo aspetto, di valorizzazione delle tradizioni regionali.

La pandemia ha mutato le esigenze del consumatore che sempre più massicciamente ha cominciato a rivolgersi ai prodotti di prossimità. E allora se è vera la parabola che l’innovazione di un prodotto riporta all’origine, ecco che ci è apparso da subito quanto mai necessario puntare l’attenzione sull’evoluzione del comparto agroalimentare e sulla scoperta esperienziale da parte di un pubblico attento e curioso.

Una vera e propria strategia di comunicazione che si fa forte della ricerca e del racconto capace di svelare l’impegno e la dedizione di agricoltori e produttori verso ciò che poi arriva sulla tavola. Un lavoro sinergico che abbraccia tutti i segmenti per dare corpo ad un parlare ricco di storie e contenuti che non solo impreziosiscono, ma costituiscono le basi per una nuova visione dei territori.

Parole d’ordine: ricercare, raccontare, ammaliare, educare.

Informare senza spettacolarizzare, lasciando il posto più alla sostanza che all’estetica e impiegando forze progettuali idonee per lavorare sul comparto agricolo in relazione  alla sostenibilità, all’innovazione in agricoltura  e alla limitazione degli sprechi.

Dunque, un’occasione che serva da antidoto al nichilismo, ossia la mancanza di scopo che ha massicciamente investito la nostra categoria.

Parola d’ordine: identità (ciò che è radicamento), con nomi e luoghi testimoni esclusivi di un’agricoltura ecosostenibile ed ecocompatibile che trae la sua forza dalle contraddizioni culturali e sociali di questo millennio: modernità/tradizione, identità/globalizzazione.

Ma di cosa si è discusso maggiormente nel corso di quest’anno? Quali i temi più affrontati, i termini più condivisi e le parole più utilizzate nei commenti di noi addetti alla comunicazione sulle principali piattaforme social in tempo di pandemia?

A svelarlo è la prima panoramica di Meta sui momenti più significativi dell’anno. Mai come negli ultimi due anni, i social network hanno dimostrato il loro valore come luogo fondamentale per costruire spazi di discussione e confronto.

Meta ha individuato le parole che, più di tutte, hanno registrato picchi di utilizzo nel corso del 2021 all’interno dei post sulle proprie piattaforme, spesso rispecchiando fedelmente i temi che hanno mobilitato maggiormente l’opinione pubblica nell’ultimo anno.

Nell’ambito della stretta attualità, ecco quindi che troviamo acronimi e parole ormai d’uso comune: PNRR, intelligenza artificiale, transizione ecologica, sostenibilità.

Soprattutto c’è stata grande sensibilità nei confronti della tematica ambientale, che è stata tra le più discusse e commentate. Il 2021 è stato caratterizzato da dibattiti ed eventi legati al clima e alla necessità di intervenire per salvare il nostro pianeta. Greta Thunberg, i Fridays for Future, la Conferenza Cop26 di Glasgow dedicata ai cambiamenti climatici, ne sono solo un piccolo esempio.

Ecco quindi comparire parole come biodiversità, clima, idrogeologia, salvaguardia del territorio . Ma anche Vegetarianismo, quest’ultimo termine legato in particolar modo all’interesse del lettore verso nuovi regimi alimentari.

Last but not least, l’ultima parola da considerare è:  CULTURA perché senza di questa non ci può essere informazione.

 “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo” Henry Ford