I cavalli nella società agricola del XXI secolo

Sui sentieri di montagna, sui campi di battaglia, nelle miniere, lungo gli argini dei fiumi i cavalli hanno reso servizi inestimabili, accompagnando il cammino dell’uomo per migliaia di anni e condividendone gli alti e bassi della storia. Il cavallo è da sempre compagno dell’uomo. Fin dalle origini della civiltà il Cavallo occupa un posto unico – ed insostituibile. Nei graffiti delle grotte di Lascaux, già ventimila anni fa, troviamo testimonianze importantissime che ci riconducono ad una visione ancestrale che ne attesta l’altissimo valore. Nel XII secolo a.C., come mostrano i reperti archeologici degli Ittiti, i cavalli trovavano impiego sia per il traino di carri sia per il trasporto di merci e persone, sia per le attività militari. Oggi, al cavallo è associato un altro compito essenziale…

I cavalli selvaggi dell’Aveto, tema della relazione di Maria Lucia Galli

Mai come in questo momento l’ambiente e la sua salvaguardia sono al centro dell’interesse comune, concretizzandosi nella ricerca di politiche a livello mondiale per tentare di fermare, con un’azione coordinata, il degrado cresciuto a dismisura negli ultimi decenni. In quest’ambito, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2010 come l’anno della “biodiversità“. Da quel momento storico si è avviata a livello internazionale la revisione degli strumenti che dovranno concorrere ad arrestare la perdita di biodiversità attraverso servizi eco-sistemici ad essa connessi. La strategia europea, con la visione della cosiddetta “Agenda 2030” prevede il raggiungimento degli step prioritari incentrati sulle principali cause responsabili della perdita di biodiversità in modo da ridurre la pressione che questi fattori esercitano sulla natura e sui servizi eco-sistemici nell’Unione Europea e a livello globale.

In tale contesto internazionale anche l’Italiasi è dotata di uno strumento normativo di fondamentale importanza per garantire una reale integrazione fra gli obiettivi zootecnici di sviluppo del Paese e la tutela del suo inestimabile patrimonio di biodiversità, in assoluto il più variegato al mondo, nel quadro delle direttive comunitarie della disciplina riferibile al Regolamento (Ue) 2016/1012 del Parlamento Europeo relativo alle condizioni zootecniche e genealogiche applicabili alla riproduzione animale e del D. Lgs n.52/2018.

Il cavallo, in questo ambito, sta acquisendo sempre di più un ruolo centrale, non solo per la sua utilizzazione nell’agricoltura biologica, ma anche per il ruolo che può svolgere come sentinella dell’ecosistema e come compagno di viaggi alla scoperta del territorio e dei prodotti tipici del luogo. Negli ultimi 10 anni, sulla scia dei trend dettati dai nostri cugini europei, il Cavallo inteso come animale da Zootecnia finalizzato alla selezione ed all’Allevamento ha subito un processo di riqualificazione anche nelle moderne aziende agricole, veicolando in maniera calzante i concetti di eco-sostenibilità e basso impatto ambientale.

Protagonista fin dagli anni 90 nelle misure dei Piani di Sviluppo Rurale dapprima nelle Fattorie Didattiche, poi in quelle Sociali, attualmente molto richiesto in progetti elitari per la riscoperta e conservazione di antiche semenze autoctone nelle lavorazioni dei vigneti a produzione biologica, il cavallovanta a tutt’oggi una sentita e partecipata scia di appassionati che non perdono occasione per valorizzarlo nelle sue “modalità originarie”: il cavallo da lavoro che per secoli ha affiancato l’uomo nella vita quotidiana e da sempre ne ha costituito il “valore aggiunto”, nonché elaborato un concetto di “binomio” ante-litteram, inteso come feeling e collaborazione.

Dal trasporto alla ranghinatura ed aratura in spazi difficilmente “gestibili” con mezzi meccanici; nel delicato lavoro della gestione delle mandrie; nella gestione degli usi civici in zone non accessibili ai mezzi meccanici, il cavallo, così come l’asino ed il mulo restano ancora una preziosa ancora di salvezza.

Il corso, in due sessioni online

Affinché noi giornalisti si possa raccontare tutto ciò è indispensabile conoscere la natura di questo animale, gli uomini che lo allevano e lo frequentano e soprattutto gli elementi indicatori del suo benessere e dell’uso corretto della sua “forza lavoro”. Da questa consapevolezza ha preso il via questo corso – rivolto in modo particolare ai colleghi che si occupano di agricoltura, turismo e… non solo – organizzato, per motivi di opportunità, insieme all’ARGA Emilia Romagna, e svoltosi online in due sessioni distinte, il 14 e il 23 settembre. Entrambe le sessioni del corso (ideato dal socio Giuseppe Bruni, della DG per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica del Mipaaf, che dal canto suo ha svolto una relazione sull’Agenda 2030) sono state introdotte dal presidente nazionale dell’Unaga, Roberto Zalambani, e coordinate dal presidente dell’ARGA Lazio, Roberto Ambrogi.

Due appuntamenti che hanno riscosso un notevole successo tra i giornalisti collegatisi da tutta Italia, che hanno vivamente apprezzato le relazioni dei vari docenti susseguitisi sullo schermo. In particolare, il Preside della Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo, prof. Augusto Carluccio, ha parlato dei Progetti Universitari di salvaguardia della biodiversità attraverso una strategia sostenibile di assistenza al territorio. Cavalli Agricoli, Murgesi ed Asini di Martinafranca, sono da anni il fiore all’occhiello della Facoltà, grazie ad attività mirate a sostegno delle stesse. Un cenno particolare ha riservato al Progetto sull’Asino di Martinafranca nato più di 10 anni fa e che ancora oggi si configura come una proficua “attività in fieri” in collaborazione con la Regione Puglia, volta ad ampliare la variabilità genetica di un ceppo di fattrici in capo alla Tenuta Russoli, antica Masseria gestita appunto dalla Regione.

Il Prof. Giorgio Vignola, Preside del Corso di Laurea in Produzioni Zootecniche Sostenibili della stessa Università, ha sottolineato l’importanza della formazione nel rapporto con i territori ed i suoi protagonisti.  Ha evidenziato in particolare l’esperienza recente di questo nuovo corso di laurea da lui presieduto, istituito con una vision particolare volta a sviluppare attraverso attività diverse (teoria e pratica) delle competenze complementari utili a garantire il futuro del pianeta, operando su tutti gli aspetti della produzione zootecnica al fine di migliorarne, attraverso la gestione tecnica, igienica ed economica e nei diversi contesti esistenti, ed avvalendosi delle moderne tecnologie e del precision farming, la sostenibilità a lungo termine, la valutazione e riduzione dell’impatto ambientale, il miglioramento dell’efficienza energetica, il rispetto e il miglioramento del benessere animale, la gestione avanzata dell’alimentazione animale, favorendo la valorizzazione economica delle produzioni animali in chiave di sostenibilità.

Il mondo dei cavalli è un insieme complesso governato da un linguaggio spesso recepito come “in codice”. Ma, per noi giornalisti, l’importanza di una corretta comunicazione è fondamentale per divulgare, anche all’esterno – ai non addetti – questo universo di passioni, tecnica, storia e attualità. Paola Olivari, collaboratrice delle principali testate ippiche ed equestri, autrice per il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio di due volumi “Parchi e cavalli d’Italia” sulle razze equine autoctone nel contesto ambientale e di valorizzazione turistica e territoriale (2006), ha provato a fare finalmente chiarezza in una terminologia non sempre impiegata nel modo corretto.

Esperienze e progetti in progress

Molte delle relazioni del corso si sono soffermate sulle esperienze dirette e sui progetti in progress nel nostro Paese. Il Direttore tecnico dell’Associazione Nazionale Allevatori, Paolo Piccolino Boniforti, si è soffermato sull’importanza della conservazione delle biodiversità e sulla loro relazione con l’eco-sistema in uno schema di valorizzazione complessiva, e sul ruolo dell’Associazione di razza nel contesto di promozione e tutela della biodiversità, attraverso azioni mirate. Ha evidenziato poi come la salvaguardia della biodiversità sia diventata il fulcro di un Regolamento Europeo (1012/2016) che di fatto ha dato origine alla cosiddetta “riforma zootecnica” e di come progetti genetici diversi siano diventati strumento per riqualificare la “biodiversità” aprendo nuovi scenari legati alla valorizzazione del Cavallo, quale volano inter-valoriale di connessione con l’ambiente e con la natura.

Da parte sua Annalisa Parisi, Presidente della nuova Associazione Nazionale di razza CAITPR (Cavallo Agricolo Italiano da Tiro Pesante Rapido) ha sottolineato il successo del lavoro effettuato, anche attraverso la comunicazione, per la riqualificazione di questa razza: una produzione zootecnica particolarmente vantaggiosa come sostegno al reddito nelle zone in cui la Silvicoltura rappresenta l’attività principale, a causa dell’orografia del territorio.

Francesco Mastroleo (Azienda Torre del Mastro), ha mostrato – anche visivamente – come il cavallo possa dare un contributo concreto e unico nel lavoro nell’orto. Nel 2012, attento ad un discorso di tutela e salvaguardia ambientale, Mastroleo a Torre del Mastro ha introdotto un cavallo da tiro pesante rapido: una puledra CAITPR di 3 anni, unica razza da tiro presente in Italia. Deianira B (da certificato di nascita), fin da subito ha iniziato a lavorare nel massimo rispetto e in virtù di un addestramento graduale che ad oggi attesta ottimi risultati.  Qualche anno più tardi, Deianira, è stata affiancata da Lana, altro soggetto della stessa razza: entrambe vengono impiegate in alcuni lavori nei quali il trattore risulterebbe essere troppo invasivo. A corredo non secondario di un utilizzo in zone marginali, Mastroleo ha evidenziato il piacere che deriva nel lavorare in compagnia di un animale così nobile come il cavallo. L’inserimento di un cavallo è risultato fin da subito un valido aiuto anche nei vigneti, che assieme all’olio, alle ciliegie, alle mandorle e all’uva da vino costituisco le produzioni caratteristiche dell’azienda.

Daniela Zoppi, del Centro San Raffaele di Viterbo, ha parlato invece del Centro di Riabilitazione Equestre nato alla fine degli anni 80 quasi per caso, quando qualcuno dona a Villa Buon Respiro un cavallo, che suscita tale entusiasmo da decidere di avviare una vera e propria attività equestre. Nel 2003 Villa Buon Respiro entra a far parte dell’Azienda Sanitaria San Raffaele S.p.A. che intuendo il valore etico e scientifico della Riabilitazione equestre, si dedica al suo sviluppo ed alla sua diffusione. Le attività, il numero dei cavalli, il personale e le strutture del maneggio vengono implementate. Nel 2004 nasce l’Associazione Sportiva Dilettantistica, oggi “AREDA” che si affilia alla Federazione Italiana Sport Equestri come Centro Federale di Riabilitazione Equestre. Nel 2005 si introducono altre attività come gli attacchi e l’onoterapia. Nello stesso periodo si organizzano attività di avvicinamento al cavallo per i bambini più piccoli. Nel 2007 parte il primo progetto sperimentale di ricerca sugli effetti della Riabilitazione Equestre e dell’Onoterapia sulle persone colpite da disabilità intellettiva che si concluse nel 2011 con la sua pubblicazione sulla rivista internazionale Disability and Rehabilitation. Quello di Villa Buon Respiro, è stata la conclusione di Daniela Zoppi, è un esempio concreto di allevamento della razza Haflinger finalizzato al lavoro.

Sempre a dimostrazione di come anche nel pieno della nostra era supertecnologica il cavallo rappresenti una risorsa per alcuni versi insostituibile, Maria Lucia Galli, direttrice di “Cavalli 2000” ha portato l’esempio dei cavalli selvaggi dell’Aveto, delle vere e proprie “sentinelle del territorio”. (guarda il video)

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